SALVIAMO LA CHIESETTA DI SAN GIOVANNI DI ZEZZA di Angiola Pedone

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15 Risposte

  1. rettifica scrive:

    il Catasto Onciario è disposto il 1740; è operativo dall’anno 1741 e non 1742

    • Angiola Pedone scrive:

      pubblicato ott. 2010 – revisionato nov. 2011
      Con legge del 4 ottobre 1740 re Carlo III di Borbone dispose per il Regno intero la compilazione del catasto detto onciario appunto per la misura utilizzata per la quantificazione d’imposta in once. Dal 1741 al 1742, la Regia Camera della Sommaria, autorità fiscale, organo amministrativo e consultivo dell’antico regime aragonese operante nel Regno di Napoli, emanò istruzioni per la compilazione dei Catasti e il 28 Settembre 1742 stabilì i termini di consegna del censimento catastale entro quattro mesi.

      Dieci anni più tardi molte Università non avevano ancora completato il lavoro, ed il Re, nel maggio 1753, decise di inviare suoi Commissari per supportare quei Comuni che non erano stati in grado o non avevano ancora completato la redazione. Il risultato fu una sorta di censimento dell’intera popolazione dell’Italia meridionale completo di età, professioni e proprietà, non escluso il bestiame. A ciascuna Università (Comune) era dato il compito di redigerne due copie, una da conservare presso l’Università per eventuali aggiornamenti e l’altra da inviare a Napoli alla Regia Camera della Sommaria. Da allora molte delle copie conservate localmente sono andate distrutte o consegnate agli archivi provinciali. Le copie inviate a Napoli sono ora conservate in una speciale sezione dell’Archivio di Stato.

    • Dernell scrive:

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  2. lettura dell'opera strampalata scrive:

    la lettura che qui viene data ci appare del tutto strampalata: perché necessariamente ricamare con evidenti forzature che difficilmente si tengono in piedi pur lontanamente, per una modesta chiesetta campestre di proprietà di una famiglia feudale, proprio nel territorio di Cerignola, ricamare dicevo contaminazioni che non stanno né in cielo e né in terra? Ci sembra fuori luogo che l’opera qui presa in esame voglia “rivedere la lezione caravaggesca alla luce dei modelli appartenenti alla scuola napoletana e veneziana”. Assolutamente no. Non ci siamo. Qui al massimo si può tentare di parlare di una esecuzione da parte di mano locale, direi senza indugio più di area “appenninica”, che recepisce il linguaggio artistico locale fortemente “attardato” … linguaggio che collocherei piuttosto nella prima metà del Settecento. La Madonna rappresentata è tipicamente riconducibile al modello delle Madonne delle Grazie, diffusamente venerata nelle nostre zone come quelle tra Capitanata, Sannio e Campania. Il testo qui riportato a commento dell’affresco ci sembra da rivedere.

    • Angiola Pedone scrive:

      Invito l’esperto di iconografia mariana ad approfondire gli studi circa il modello della Madonna delle Grazie che diffusamente appare con il seno scoperto dal quale viene profusa la Grazia Divina. Inoltre, credo che non sia un delitto esprimere con passione e poesia l’amore per la propria terra fino ad ora poco valorizzata da studiosi del suo rango. Io rimango “appassionata”! Sul resto della sua speculazione non intendo soffermarmi perché ritengo esplicativi i riferimenti iconografici. Saluti.
      Angiola Pedone

    • Betti scrive:

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  3. Matteo scrive:

    articolo molto bello

  4. Angiola Pedone scrive:

    Invito l’esperto di iconografia mariana ad approfondire gli studi circa il modello della Madonna delle Grazie che diffusamente appare con il seno scoperto dal quale viene profusa la Grazia Divina. Inoltre, credo che non sia un delitto esprimere con passione e poesia l’amore per la propria terra fino ad ora poco valorizzata da studiosi del suo rango. Io rimango “appassionata”! Sul resto della sua speculazione non intendo soffermarmi perché ritengo esplicativi i riferimenti iconografici. Saluti.
    Angiola Pedone

  5. Nyanna scrive:

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